«L'arte è un inganno?» Nel 1896, Lev Tolstoj - il più grande romanziere russo, autore di Guerra e pace e Anna Karenina - scrisse un saggio feroce, provocatorio e profetico che ancora oggi brucia come una pagina di attualità. Prendendo spunto dall'ascolto di un'opera di Wagner, Tolstoj scaglia una critica senza precedenti contro ciò che la sua epoca chiamava «arte». Ma non si ferma alla musica: attacca la pittura, la poesia, il teatro, il romanzo - e con loro l'intera cultura delle classi dirigenti. La sua tesi è sconvolgente e semplice: L'arte non è un servizio alla bellezza. È un riposo dalla fatica. E se l'arte non riposa chi lavora, se non è comprensibile a tutti, se è solo un vezzo per pochi eletti - allora non è arte, è inganno. Cosa troverai in questo libro Un saggio breve ma potentissimo, scritto con la forza polemica che solo Tolstoj sapeva dare. In queste pagine:
- Scoprirai perché Wagner e i poeti decadenti sono, per Tolstoj, la prova del fallimento dell'arte moderna
- Capirai la sua definizione di arte come "contagio dei sentimenti"
- Leggerai una critica durissima alla classe oziosa che produce arte incomprensibile per giustificare la propria esistenza
- Comprenderai perché l'arte, per essere vera, deve essere popolare, semplice e accessibile a tutti
- Ti confronterai con una domanda che non ha mai smesso di bruciare: a chi serve l'arte?
Perché leggere questo libro oggi Parliamo di un'epoca in cui l'arte sembra sempre più autoreferenziale, sempre più lontana dalla vita reale. Parliamo di un'epoca in cui il mercato dell'arte è dominato da élite e speculazione. Parliamo di un'epoca in cui la parola "bellezza" è diventata un'etichetta per tutto e per niente. Tolstoj, con la sua lucidità disarmante, ci ricorda che: «Più alto è il numero di persone che possono essere contagiate dall'arte, più elevata e più grande è l'arte.» E ci sfida con una domanda che ogni artista, ogni critico, ogni spettatore dovrebbe porsi: «Perché dovrei credere che solo voi, e pochi altri eletti, capiate l'arte autentica, mentre io - con milioni di altri come me - devo ancora imparare?» Un Tolstoj diverso, ma sempre scomodo Chi conosce Tolstoj per i suoi grandi romanzi scoprirà qui un lato diverso: il polemista, il profeta, il moralista che non teme di schierarsi contro i potenti e contro il "buon gusto" della sua epoca. Chi non lo conosce ancora scoprirà un pensatore capace di parlare al cuore delle persone comuni, con una chiarezza che manca a tanta teoria contemporanea. Edizione integrale e curata Questa edizione, curata e tradotta da Bruno Osimo, presenta il saggio di Tolstoj nella sua versione integrale, corredata di note esplicative che aiutano il lettore a orientarsi tra i riferimenti culturali dell'epoca. Il testo è stato tradotto ex novo da un gruppo di allievi e allieve della Civica Scuola per Interpreti e Traduttori «Altiero Spinelli» di Milano, sotto la supervisione del curatore. A chi si rivolge questo libro
- Ai lettori di Tolstoj che vogliono scoprire il suo pensiero sull'arte
- Agli studenti di filosofia, estetica e storia dell'arte
- A chi è stanco dell'arte incomprensibile e autoreferenziale
- A chi crede che l'arte debba parlare a tutti, non solo a pochi
- A chi cerca un saggio breve, intenso, scritto con passione
Cosa dicono di questo saggio «Tolstoj non si limita a criticare: demolisce. E lo fa con una forza che oggi, più che mai, suona come un monito.» «Un testo che ti costringe a chiederti: l'arte che amo è davvero arte, o solo un'abitudine?» Dalla stessa collana Se questo saggio ti ha incuriosito, scopri anche gli altri titoli della collana dedicata a Tolstoj:
- Il parassitismo
- Il desiderio sessuale
- Sonata «Kreutzer»
- Religione e morale
- Perché la gente si droga?
- Non uccidere nessuno
Ordina la tua copia oggi stesso Arte e parassiti è un libro che non ti lascerà indifferente. Ti provocherà, ti farà arrabbiare, ti farà pensare. E forse, ti farà vedere l'arte - e la vita - con occhi nuovi. Questo saggio di Tolstój è stato scritto nel 1896, ossia sette anni dopo Sonata «Kreutzer», del 1889. Il tema di quel romanzo - il sottovalutato strapotere manipolatorio della musica sulla volontà umana - viene qui ripreso in forma diversa e più generale. Le varie arti sono affrontate insieme in parallelo, e si analizza in particolare il ruolo dell'arte nella società. Se nel Parassitismo (1910) lo scrittore divide le persone in due categorie, quelle che faticano e quelle che vivono a spese di chi fatica, qui lo stesso tratto distintivo è applicato agli artisti e ai fruitori dell'opera d'arte. Tolstój si domanda come possa un artista - che conduce una vita priva di fatica fisica e ha valori etici di riferimento diversi dall'operaio e dal contadino "faticatori" - trasmettere attraverso l'arte un messaggio che risulti coinvolgente per le masse popolari. Oggi forse diremmo che l'artista moderno - in questa visione tolstojana - è autoreferenziale, e quindi i suoi prodotti non possono esercitare un appello sulle masse. L'arte permette a chi conduce una vita di fatica di riposarsi, distrarsi, rigenerarsi mediante la «percezione passiva dei sentimenti altrui». Per Tolstój l'artista prova sentimenti che il faticatore per definizione non può provare - per mancanza di tempo ed energia - e li "mette a disposizione" del popolo attraverso l'opera d'arte. Secondo lo scrittore, la persona che ascolta, per esempio, un brano musicale prova le stesse cose che provava il compositore quando l'ha scritto. Oggi forse diremmo che l'artista fa provare in modo virtuale all'uomo di fatica ciò che l'artista ha provato in modo empirico.